Scicli e la democrazia ritrovata
Scicli e la democrazia ritrovata. …. a condizione che la città si interroghi sul suo recente passato. A margine delle dichiarazioni che stiamo leggendo sulla decisione di fermare il commissariamento giova rammentare questi fatti:
“Un pezzo dello Stato ha sentenziato che i fatti per cui il Comune è stato sciolto non erano fatti di mafia. Questa è una verità incontrovertibile da cui partire. Sarebbe opportuno prenderne atto.
L’alba di un giorno nuovo che tutti auspichiamo ( sia pure con sensibilità e convincimenti diversi e distanti) non potrà nascere fino a quando questa dolorosa( cosi coralmente definita ma con opposte convinzioni sulla ezilogia del suo inverarsi) stagione non verrà raccontata per intero, anche nei suoi retroscena, peraltro, noti e/o desumibili.
I fatti narrano che aver sottratto alla comunità 18 mesi di autodeterminazione democratica , affidandone le sorti ad una gestiome commissariale, che ha assunto decisioni ( gravi) eludendone altre (mancato parere negativo per l’insediamento Acif come delinerato dai governi legittimi della città) senza mai “ascoltare” i cittadini, ha impoverito il tessuto democratico della comunità’.
I fatti ricordano che i responsabili della scelta politica ( sconfessata dalle emergenze giudiziarie sopravvenuta) di sciogliere il comune devono darne conto alla città ed alla sua gente .
Analoga rendicontazione devono fate quanti hanno sostenuto apertamente o in silenzio tale decisione.
Ne possono bastare autoreferenziali valutazioni positive di politici e funzionari.
Per i politici saranno gli elettori a dare il giudizio sui loro comportamenti ( se erano ” sul pezzo” e da che parte stavano).
Per i funzionari la diffusa insoddisfazione ( sul loro operato) dei cittadini è già scritta sui muri della città “. Se ne vanno con demerito ( a loro va l’ovvio apprezzamento di chi li ha voluti, li ha accolti con entusiasmo e non ha mai “osato” rivolgere critiche in dissonanza con la larga parte della città che ne stigmatizzava la chiusura al confronto, la algida gestione contabile, la indispettita ostilità al pensiero divergente )!!!
Va detto con chiarezza che la mancata proroga era un atto dovuto. Il contrario sarebbe stato un ulteriore sfregio alla città. Nessuno, pertanto, pensi di incassare dividendi politici da tale decisione.
Il futuro della città deve prendere le mosse partendo da questo discernimento tra chi era per lo scioglimento e chi no ( che dai primi venivano insolentiti con accuse di negazionismo e irrispettosita’ delle istituzioni). Tra chi – in questa lunga notte della democrazia a Scicli. – con composta e costante fermezza ha ricordato che un govermo, ancorché straordinario, della città aveva obblighi stringenti ed ineludibili di ascoltarne la voce e chi, al contrario, taceva mentre veniva inasprita la pressione fiscale, si stipulavamo transazioni generose con comuni debitori, si chiudeva l’asilo, ecc. Un lungo sofferto tornante della storia di Scicli in cui è mancata la manutenzione fisica e democratica.
Da qui in poi sarà possibile pensare ad un futuro di buona politica.