NOI VOGLIAMO UN’ALTRA ITALIA
I segnali sono chiari: vogliamo un’altra Italia. Un’Italia dove si smetta di umiliare le famiglie e di creare nuovi poveri. Dove si metta fine all’autostrangolamento del sistema delle piccole e medie imprese, che oggi pare finalmente rendersi conto quanto la mancata redistribuzione degli introiti derivati dall’aumento della produttività ha distrutto il loro mercato interno. Vogliamo un Paese dove tutti possano curarsi e prendersi cura delle proprie famiglie. E provare gioia nella cura degli altri da sé. Vogliamo un Paese con una istruzione di qualità, dove ognuno possa crescere e migliorare la propria posizione, possa recuperare il lavoro se lo ha perduto, possa creare nuovo lavoro e nuova occupazione, possa accrescere sé stesso e la propria dignità.
Nell’assai ristretto panorama di coloro che sentono il bisogno andare al di là del momento elettorale per costruire un sistema di relazioni volto a migliorare la vita e le prospettive dei cittadini e del Paese si collocano Giorgio Massari e il suo entourage di Ragusa Prossima.
Politico di spessore della città iblea e candidato sindaco alle recenti elezioni cittadine con la lista Ragusa Prossima, Massari ha disvelato il progetto di ampliare in “Italia Prossima” l’azione intrapresa da lui e dal gruppo di persone con cui ha messo a punto la sua interessante campagna elettorale.
Siamo andati ad ascoltarlo nella riunione da lui indetta martedì 3 luglio scorso presso il teatro dei Salesiani di Ragusa e ne ricaviamo riflessioni e punti di contatto per attivare azioni nei territori a vantaggio dei cittadini, della società iblea e, perché no, del Sistema Paese. Senza avere la minima pretesa di interpretare quanto detto da Massari – compito che può spettare a lui solo – riportiamo alcuni nostri pensieri stimolati dall’interessante conversazione e che, per quanto ci riguarda, sono anche il frutto di numerosi incontri presso il Blog di Scicli e con tanti amici e compagni della sinistra Iblea.
UN PAESE PROSSIMO è quello dove dove tutti vorremmo abitare e potrebbe essere quello dove Nessuno è Solo.
Prossima è una città vicina all’Altro. Prossimo è un pensiero che è in cammino per divenire realtà. Prossimo è il progetto esposto da Giorgio Massari. Perché è un progetto inclusivo, e se i contorni sono ben precisi e non lasciano spazio ad equivoci, questo è un valore aggiunto in un epoca di liquide confusioni.
UN PROGETTO CHE MIRA AD AMPLIARSI mediante azioni da svolgere nel territorio, oltreché attraverso quelle teorizzazioni che debbono precedere e accompagnare. O, almeno, così lo abbiamo interpretato. Un progetto il cui ambito culturale e politico si muove nell’ambito dei valori che trovano riscontro nell’”Economia della Felicità” . Centrata sull’essere umano e, come si direbbe in questi giorni, condotta da chi vuole “restare umano”.
LO SPAZIO DI MOVIMENTO DEL PROGETTO comprende quel centro che si riferisce agli ideali di Dossetti e La Pira, ovvero i Cristiani di ispirazione sociale e laica, e alla Sinistra, cioè verso coloro che si muovono con lo sguardo volto all’Altro. Uno spazio che ha bisogno di regole certe, per potersi riconoscere reciprocamente, quanto umane.
UN CENTROSINISTRA, dunque, che ha contorni chiari, netti, non equivoci, ed un campo di azione concorde nei suoi fondamenti valoriali.
UNA CARTA ETICA, PENSATA E REDATTA IN COLLABORAZIONE, è lo strumento necessario per esprimere i valori e la visione della società alla quale crediamo. La Carta Etica è necessaria per stare insieme senza equivoci, per chiarire in maniera non dubbia i valori ai quali ci riferiamo, per accogliere nuovi contributi e nuove persone senza correre rischi di fraintendimenti. Su istanza del movimento di sinistra Scicli Bene Comune il Consiglio comunale di Scicli ha di recente approvato all’unanimità la Carta Etica e, anche, il Codice etico degli Amministratori, altro documento essenziale per la garanzia di legalità e di giustizia nei territori. Documenti ambedue elaborati – la Carta – o rivisitati – il Codice – da Il Blog di Scicli.
I VALORI DI RIFERIMENTO sono, senza se e senza, ma il porre al centro le persone, le città, l’ambiente e pertanto mirare alla Felicità e non al PIL, poiché quest’ultimo è basato sulla infinita spirale dell’infelicità: creazione di falsi bisogni – insoddisfazione – acquisto con soddisfazione momentanea – ripartenza dei falsi bisogni – bene messa in risalto ieri da Herbert Marcuse, oggi da Stefano Bartolini, per non chiamare in causa Papa Bergoglio, la cui enciclica Laudato Si‘ andrebbe tenuta in tasca e consultata ogni qualvolta possibile.
Agevolerà il riferimento reciproco, il ritrovarsi l’un l’altro, la costituzione nelle città di gruppi immediatamente riconoscibili dal nome della città stessa. La proposta di “Città – Prossima” (come potrebbe essere “Scicli Prossima”) è attrattiva, potrebbe funzionare. Purché, ovviamente, vada subito fatto comprendere “da che parte stiamo” (“quel” centro sinistra).
L’AREA IBLEA AL CENTRO DI UN PROCESSO DI RINNOVAMENTO GLOBALE? L’area Iblea, facendo perno sul capoluogo, a nostro avviso può e deve porsi al centro di un processo di rinnovamento della società, esportando i propri modelli virtuosi che le sono ovunque riconosciuti. Va detto subito che, per avere possibilità di successo, il capoluogo dovrà mostrare garanzie di partecipazione e disseminazione, e scongiurare le tentazioni di supremazia sui territori.
CI SONO IMPORTANTI RICONOSCIMENTI DEL RUOLO DI GUIDA dell’area mediterranea, che provengono dall’economista filosofo Latouche, il quale non per nulla tiene spesso le sue conversazioni nel sud est della Sicilia, ma anche di Messner, che a Taobuk 2017 ha esortato la Sicilia a porsi in ruolo di garanzia fra le culture dei due continenti che essa rappresenta per ragioni storiche e persino etniche. C’è Stiglitz, premio Nobel, che ancora al mediterraneo guarda per una nuova composizione economico finanziaria della crisi. C’è persino il ricordo rinnovato di Enrico Berlinguer, che con la sua “austerità” torna a suggerire un modello di vita – insieme alla sobrietà di Latouche – proprio del sud est della nostra Isola.
OCCORRE SPOSTARE PROPRIO NEL MEDITERRANEO il baricentro dell’Europa, con accordi fra i Paesi che vi si affacciano, accordi che vengano perseguiti a partire dalla Sicilia affinché siano i valori di quest’area a diffondersi e non certo quelli dell’affarismo rapace delle predatorie lobby economico – finanziarie, né gli stili di vita sempre più disadorni e non conviviali dei paesi freddi.
COSA SI PUO’ FARE? Serve mettere in campo servizi e azioni a favore delle persone e nei territori. Serve sconfiggere definitivamente la “politica del giorno delle elezioni”. Serve portare alla vittoria la Politica Diffusa di Giulio Marcon (2005) mediante gli strumenti della Partecipazione Popolare
Strutturata e della gestione del Bene Comune. Serve agire tenendo avanti a sé le tre “C” di Contaminazione, Condivisione, Cooperazione, insieme alla quarta, quella di una Costituzione Italiana che va difesa da saccheggi e rapine, come Ragusa e la sua provincia tanto bene hanno saputo fare. Serve guardare al futuro e contrastare al “modello petrolio“, contrasto qui operato sempre con attenzione a caparbietà mediante i ricorsi contro le trivellazioni a mare e in terra.
INSOMMA OCCORRE IMPEGNARSI PIU’ DI SEMPRE per fare in modo che le persone, le famiglie, padri, figli, nonni, le persone che vivano con altri o meno, non si sentano mai più abbandonate e perciò, nelle pur inevitabili difficoltà possano sentirsi, se non proprio felici, sorrette, accompagnate dallo Stato e dalla Comunità e, per questa via, mai più sole, mai più infelici.
Giorgio Massari proseguirà, il suo progetto andrà avanti. Anche il nostro. Ci saremo, parteciperemo, faremo.
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