Il blog di Scicli
Il blog di cultura, economia, società
  • Home
  • Sicurezza
  • Cultura
  • Cittadinanza attiva
    • Spigolature
  • Economia
  • Mobilità
  • Folklore
  • Referendum
  • Unesco
  • Autori
  • Salute & Ambiente
  • Contatti
  • Home
  • Sicurezza
  • Cultura
  • Cittadinanza attiva
    • Spigolature
  • Economia
  • Mobilità
  • Folklore
  • Referendum
  • Unesco
  • Autori
  • Salute & Ambiente
  • Contatti
  • Home
  • /
  • ambiente
  • /
  • Cittadinanza attiva
  • /
  • Sicurezza

Un virus al prosciutto

Finalmente è giunta una parola definitiva, prima dai sindacati, poi dalle Regioni, infine dal governo. Smettiamo di far finta di credere che i veicoli di un’epidemia di dimensioni catastrofiche fossero i podisti, i ciclisti e i passeggiatori da giardini pubblici

(GAD LERNER)

Quando ho pubblicato questa frase di Gad Lerner immaginavo che sarebbe accaduto esattamente quello che Lerner voleva significare: una discussione rabbiosa sulla legittimità dei podisti a uscire di casa.

L’argomento è invece completamente un’altro ed è quello di certe catastrofiche situazioni che si sono registrate sino a ieri (e alcune forse pure oggi) e che, però, vengono serenamente ignorate dai “benpensanti”. Parliamone.

La metropolitana di Milano, che ogni mattina scoppia di persone ammassate fra loro come se nulla fosse. O,” l’altro ieri”, la partita di calcio del 19 febbraio fra Atalanta e Valencia, nella quale 50 mila bergamaschi si sono affollati a gridare a bocca spalancata il proprio entusiasmo dagli spalti di San Siro, entusiasmo legittimo finché si vuole (o meglio: finché lo vogliono gli interessi del mondo del calcio … ne vogliamo parlare?), ma pericolosissimo per loro stessi e per gli altri. O, ancora, le fabbriche – non di beni indispensabili – tenute aperte proprio a Bergamo e a Brescia (guarda caso i centri maggiormente devastati dall’epidemia). O, tutti i giorni, gli Ospedali dove medici e infermieri, per via di una certa circolare ministeriale non ancora modificata, non vengono sottoposti a tampone nemmeno in caso di comprovato contatto stretto con pazienti infetti, divenendo loro stessi e loro malgrado fonte di infezione (e di morte dei pazienti più defedati?).

Al sud la preoccupazione maggiore, almeno al momento, è rappresentata da coloro che sono rientrati, ovvero proprio da coloro che provengono dai luoghi dove sono avvenuti questi disgraziati eventi o dove si è vissuto fino a ieri secondo questi sciagurati standard che sanno tanto di inno ai soldi. Attenzione, però, non i soldi dei cittadini comuni, ma sempre e immancabilmente di qualcuno che tanto comune non è e che, come al solito, su tutto e tutti guadagna, anche sulla salute e sulla vita altrui. Oggi concordiamo pienamente, e non potrebbe essere differente, con la presa di coscienza della gravità della situazione e sulle disposizioni di chiusura di quasi tutti gi esercizi e le fabbriche. Era ora, no?

Ma l’italiano medio, sentendo il bisogno disperato di semplificare i ragionamenti e di trovare ovunque sia possibile il nemico da abbattere (meglio se indifeso), si comporta come nella vignetta: addita un runner solitario, mentre lui si affolla in un bus che potrebbe essere la metafora della metropolitana meneghina fino a ieri o dello stadio di San Siro il 19 febbraio.

Sia chiaro, se c’è un provvedimento che vieta l’attività sportiva e persino le semplici passeggiate, siamo tutti tenuti a rispettarlo, almeno fino a che non si riesca a farlo modificare. Mettendo da parte il lieve, ma legittimo sospetto di una compiacenza verso quella massa di cittadini che sopportano a mala pena runner, ciclisti e camminatori e la cui mente è bene tenere lontana da metropolitane, stadi e fabbriche.

Sinceramente, però, mi preoccupano tre cose.

Una, è la perdurante capacità italica di cadere nel solito tranello che ci vuole divisi gli uni dagli altri, come fanno quei passeggeri del bus che con la bava alla bocca additano il runner, che pure va nella stessa loro direzione. Mentre, però, andare in farmacia due volte, al supermercato tre volte e portare il peloso a pisciare quattro volte è al massimo testimonianza di simpatica furbizia latina, meritevole di vignette carine e battute simpatiche.

Due, quando questa storia finirà, chi potrà – o crederà di potere – non farà altro che ricominciare a vivere nell’unico modo che ci hanno insegnato: spendere anche quello che non abbiamo (in tempi di portafogli vuoti esplodono gli acquisti a rate o i noleggi).

Tre, in politica economica si favoleggerà, sia fra i destrorsi, sia fra i sinistrorsi, di PIL e di “crescita”, i primi facendo niente altro che il proprio dovere, i secondi dimentichi, ancora una volta, che l’originale vale sempre di più dell’imitazione.

Aggiungiamo ora un punto di speranza. E se, passata la paura, la smettessimo di nascondere sotto un esile strato di prosciutto i crateri della dissestata strada del neoliberismo e cominciassimo a tracciare un cammino completamente diverso?

Condividi
Posted on 22 Marzo 2020 by adminscicli. This entry was posted in ambiente, Cittadinanza attiva, Sicurezza and tagged covid - 19, runner - ospedali. Bookmark the permalink.
Quando il pet ci lascia
Bilancio: partecipativo rima con preventivo

    Trova l’articolo

    RSS News Scicli

    • Omicidio Ottaviano a Scicli: c’è l’udienza preliminare 2 Maggio 2026
    • Eliminazione di sanzioni e interessi sui tributi non pagati dai contribuenti a Santa Croce. Fino a 60 rate da 50 euro 2 Maggio 2026
    • E’ in vigore il limite di velocità di 10km/h al porto turistico di Marina di Ragusa 2 Maggio 2026

    Articoli recenti

    • (senza titolo) 15 Aprile 2026
    • TRUNCAFILA è NUDA 12 Luglio 2024
    • Cotone fra desideri e realtà 13 Ottobre 2023
    • LA FERROVIA DISMESSA PONTE DIGA – PALAZZOLO ACREIDE (SR – RG) SI TRASFORMA IN GREENWAY 31 Luglio 2023
    • IL TEATRO GRECO DI SIRACUSA BENE COMUNE 5 Marzo 2023
  • Privacy Policy
  • Informativa sull’uso dei cookie

Contatti

Via Scicli, 32
info@ilblogdiscicli.com
Telefono 333-123 456 7

Powered by