Comunicazione inadeguata Democrazia scarnificata Comunità impoverita
«Le nuove sfide che si affacciano all’orizzonte
esigono… che la società e le Istituzioni
pubbliche ritrovino la loro ‘anima’, le loro radici
spirituali e morali, per dare nuova consistenza
ai valori etici e giuridici di riferimento e, quindi,
all’azione pratica».
Papa Benedetto XVI
Comunicazione inadeguata, democrazia scarnificata, comunità impoverita
Abbiamo a lungo e vanamente atteso che nella vita amministrativa della nostra città “irrompesse” la comunicazione tra amministratori ed amministrati.
Da più parti ed in più occasioni sollecitata, abbiamo dovuto prendere atto del perdurare di una rattristante incomunicabilità che espropria la comunità del suo ineludibile ed incomprimibile diritto/dovere di concorrere “consapevolmente e responsabilmente” alla cura ed al buon governo della polis.
Molte e “dolorose” le decisioni assunte in questi mesi – certamente nell’intento di far il bene della comunità – e precipitate in sequenza, sempre con il segno del sacrificio per i cittadini sciclitani, che hanno sollevato forti perplessità.
L’incremento della imposizione fiscale – non ultimo per importanza quello della tassa di soggiorno – la transazione con il comune di Modica, gli aumenti delle rette dell’asilo e dell’uso degli impianti sportivi, per restare a quelle più rilevanti, hanno sollecitato un comprensibile dissenso, che non ha sempre conservato una cifra “stilistica” adeguata, ma che ha evidenziato l’aspettativa ed il bisogno di partecipazione sottesi.
Da ultimo, il nuovo Piano di riequilibrio licenziato dalla triade commissariale per essere approvato dai competenti Organi Contabili, peraltro dopo gli incoraggianti e concreti segnali che erano pervenuti dalla Corte dei Conti in merito al piano presentato nel 2014, rischia di espropriare per dieci lunghi anni il diritto degli sciclitani di fare scelte politiche, stante i vincoli che finiranno per condizionare i futuri governi della città.
Questa è la forte preoccupazione di una larga e molteplice platea di attori sociali, politici e culturali che hanno sottoscritto una garbata richiesta di incontro per confrontarsi e discutere con i Commissari.
Leggiamo oggi di un futuro momento assembleare cittadino, in data e luogo da determinare, indetto dalla Commissione per informare la comunità delle attività svolte.
Orbene, nel rimarcare la positività dell’evento – scongiurando sin da subito il rischio di venire etichettati come contrari “a prescindere” – come segno di una auspicata inversione di tendenza, rispetto ad una stagione in cui la comunicazione dell’Ente ha utilizzato i rituali strumenti del comunicato stampa e delle notizie sul sito, vogliamo evidenziare che anche questa iniziativa non può esaurire la domanda di partecipazione che la comunità e le sue espressioni avanzano.
Comunicare, come si evince dalla radice stessa dell’etimo, indica il bisogno di mettere in comunione, partecipare bisogni, visioni, speranze, progetti, idee, soluzioni, divergenze, declina la difficile arte di scomporre e ricomporre la complessità (senza cioè cedimenti alla rozza esemplificazione della demagogia e del populismo), in buona sostanza la sofferta arte della politica.
E tutto ciò si realizza, si fa storia della comunità, .nella sede del confronto, anche aspro e serrato quando necessario, ma sempre teso tenacemente alla sintesi, in quanto espressione della irriducibile passione per il dialogo.
Tutto ciò è mancato. Ci è sembrato che fin qui abbia prevalso un io egoico e autoreferenziale, piuttosto che un io dialogico e relazionale.
E la “mancanza” rappresentata ha impedito di trovare il punto di caduta tra risanamento dell’Ente (interrogandosi sulla effettiva situazione finanziaria ) e l’obiettivo di liberare le possibili sinergie per uno sviluppo armonico della iniziativa privata e pubblica a tutto vantaggio dello sviluppo del territorio; ha paralizzato ogni utile e proficuo tentativo di cercare (con il contributo necessario e prezioso dei mondi vitali della città) le coerenze tra le misure fiscali deliberate ed il bisogno di non gravare sui già esausti bilanci familiari; di approfondire con serenità la coerenza del citato provvedimento di riposizionamento finanziario dell’Ente con la filosofia contabile trasfusa nella transazione con il comune di Modica ( prima che sul tema si possa azionare il giudizio della magistratura contabile ).
In estrema sintesi non si è mai realizzata la opportunità di un tavolo di confronto permanente, perché se è un diritto – dovere delle Commissione quello di assumere in piena libertà le decisioni che vengono ritenute necessarie per il bene della Città, tali decisioni devono (se la democrazia che tutti dichiariamo di amare e di servire è ancora l’orizzonte di senso del nostro agire e del nostro sentire) precipitare dopo un nutriente confronto reciproco (affrancato dai veti e dalle vischiosità delle vecchie pratiche politiche).
Non altrimenti si può fare politica alta e nobile nel senso indicato dalla Arendt, da La Pira ed altri uomini e donne di cultura che si sono misurati sul terreno aspro ed accidentato del governo delle città e dei paesi.
Mission che è anche quella delle Commissioni straordinarie che amministrano i Comuni con i poteri del Consiglio, degli Assessori e del Sindaco, Commissioni che sono tutt’altro che esentate dal confronto con i Cittadini.
Motivo di preoccupazione è il rischio incombente di passare da una democrazia inquinata, come pretenderebbe il contestato provvedimento di scioglimento, ad una democrazia certamente scarnificata come certificata dalla “separatezza” tra amministratori ed amministrati che ha contraddistinto questi mesi.
Con rammarico diciamo che abbiamo sin qui (c’è sempre spazio per un cambio di verso) perso una occasione propizia per dimostrare che:
- l’economia finanziaria non è una variabile indipendente dai bisogni della gente; la sollecitudo contabile, la religione dell’efficientismo non sempre (verrebbe da dire di norma) corrispondono alla sollecitudo rei socialis; Il riduzionismo (tecnico-economico) odierno che ritiene che a dettare le tavole della legge sia il freddo criterio della sostenibilità economica nega il primato della politica, che è al contrario irrinunciabile se si vuole lavorare per il bene comune. Peraltro, la cosiddetta sostenibilità economica dei servizi da molti esperti del settore è ritenuta “virtuale” se stimata alla stregua dell’aumento della pressione fiscale e/o del rincarato prezzo (ma calcolato come?) unitario del servizio erogato, perché la previsione del maggior gettito non si avvererà, per la correlata diminuzione della platea dei contribuenti ( molti non potranno sopportare i maggiori oneri fiscali e contributivi e finiranno per non pagare).
- l’atto dell’amministrare è un momento di costruzione del rapporto tra i cittadini, tra questi e le istituzioni pubbliche cui è stato demandato dalla moderna ingegneria ordinamentale e normativa il compito di trasformare il potere in funzione, in servizio;
- si può amministrare senza restare ostaggio delle logiche del consenso manipolato o manipolante;
- la “legalità” intesa come rispetto formale delle regole deve incrociare, e fino a diventare un unicum inscindibile, la “legittimazione”che deriva dal confronto fra il governo e la gente, requisito statutario della democrazia.
Questo è lo scenario in cui ci si deve irrinunciabilmente muovere nel tempo della cittadinanza piena, nel tempo della responsabilità (che richiama non solo la responsabilità dei comportamenti, ma anche quella dei risultati), nel tempo della consapevolezza, nel tempo della democrazia compiuta.
Se così non è stato occorrerà indagarne i motivi e le responsabilità omissive e commissive, per due ordini di motivi:
- a nessuno è consentito sottrarsi all’obbligo di fare e farlo bene, qualcosa per il proprio paese; a nessuno è consentito negarne il diritto/dovere;
- non è possibile progettare il futuro senza guardare alle insufficienze del passato per efficacemente e prontamente colmarle.
E’ tempo ormai che alla gente di Scicli vada restituito il diritto alla profezia di immaginare per sé e per i propri figli un futuro felice.
Facciamo in tal senso, nostro un passo di Zygmunt Bauman il quale mirabilmente cosi sottolinea le mete che vogliamo proporci: “…..dobbiamo scegliere obiettivi che siano (almeno nel momento in cui li scegliamo) ben oltre la nostra portata, e standard di eccellenza irritanti per il loro modo ostinato di stare (almeno per quanto si è visto fino allora) ben al di là di ciò che abbiamo saputo fare o che avremmo la capacità di fare. Dobbiamo tentare l’impossibile. E possiamo solo sperare – senza poterci basare su previsioni affidabili e tanto meno certe – di riuscire prima o poi, con uno sforzo lungo e lancinante, a eguagliare quegli standard e a raggiungere quegli obiettivi, dimostrandoci così all’altezza della sfida. “
Se non si ha il coraggio di sognare e progettare – insieme- l’impossibile ci si faccia da parte (senza nessuna distinzione tra uomini pubblici e privati cittadini).
Questo l’augurio che formuliamo per tutti noi per il 2016 appena entrato.
Giovanni Scifo e Giampaolo Schillaci
Per Il Blog di Scicli