LA FRUIZIONE DEI BENI CULTURALI A SCICLI CORRE VERSO LA MAGGIORE ETÁ
La fruizione dei Beni Culturali a Scicli corre verso la maggiore età, ma il rischio di inciampare e farsi male è più forte che mai.
Scicli è la città del Tardo Barocco UNESCO più a sud d’Europa nota per il suo Paesaggio Urbano e per l’elevata concentrazione di beni monumentali nel raggio di poche centinaia di metri l’uno dall’altro.
Rimane tutt’oggi una delle poche città italiane e certamente del Mezzogiorno nella quale i monumenti comunali disponibili rimangono aperti ininterrottamente fino a tardi, offrendo un servizio che, quando in estate la Diocesi apre alla visita numerose Chiese, diventa realmente unico per massa e qualità. Di recente, peraltro, si sono aggiunte iniziative private – apertura di palazzi nobiliari di pregio e di “botteghe” – non meno interessanti e coinvolgenti.
Si è trattato di un percorso faticoso e non scevro di contraddizioni, dai primi tempi nei quali il servizio sembra fruttò in tutto un paio di migliaia di euro annui alle casse comunali, agli attuali, dove i ricavi complessivi sono aumentati di 50 volte, e di 15 volte gli introiti riservati alle casse comunali, essendo stato affidato sempre all’esterno il servizio di apertura e di fruizione guidata.
Se queste cifre possono far gridare al successo lo sprovveduto, esse rimangono invece ben al di sotto della soglia critica oltre la quale si trova sia la corretta remunerazione per chi vi lavora e per chi affronta il rischio di impresa, sia la quota necessaria per la copertura delle spese di esercizio e della inderogabile manutenzione ordinaria dei beni.
La fruizione dei beni monumentali della straordinaria cittadina Iblea, e del resto non potrebbe essere diversamente, è argomento che ricade per intero e senza deroghe sul ben più ampio e vero e proprio dramma rappresentato sul palcoscenico nazionale dalla bassissima resa economica del patrimonio culturale.
Scicli ha già fatto molto di più di tanti altri, unendo al semplice sbigliettamento in accesso al bene monumentale un qualificato servizio di fruizione guidata all’interno; tuttavia, tale servizio è incluso nel costo del biglietto, la cui entità non risulta però incrementabile sino a remunerare adeguatamente gli operatori, spesso laureati.
Occorre da ora pensare ad altro, per esempio ai servizi aggiuntivi, ma anche in questo campo i dati che riguardano il nostro Paese sono poco confortanti. Per quanto riguarda tali servizi, nell’anno 2001, soltanto dal merchandising, cioè dalla vendita di gadget all’interno di musei e dalla vendita di pubblicazioni editoriali, in Italia sono stati ricavati circa 17, 6 milioni di euro, una cifra che rappresenta appena il 15% del settore rating del solo Metropolitan Museum di New York! Nel 2006 la situazione non cambia di molto: più di cento musei statali dotati di una libreria (c.d. bookshop) hanno fatturato meno di 21 milioni di euro. E così via.
In Europa, invece, gli introiti legati ai meccanismi di gestione dei diritti di riproduzione delle opere d’arte sono quadruplicati negli ultimi vent’anni. Per noi solo delusioni: la riproduzione di opere d’arte italiane frutta appena il 10% di quanto incassa solamente il Document Supply Center della British Library nonchè il 2,5% dei mercati europei dei diritti di riproduzione di opere d’arte.
Ma secondo le stime della PricewaterhouseCoopers – in Italia dai 20 milioni di euro si potrebbe passare a 300 milioni, registrando i maggiori introiti, si può aggiungere, specie nei siti Unesco, dei quali il nostro Paese è ampiamente il più dotato.
Una piccola città come Scicli ha l’obbligo di innovare e di sperimentare, se vuole davvero stimolare attrazione e creare occupazione reale, e ben più dei grandi Centri urbani, che sono bene o male al centro di interessi economici e di flussi di moneta ben più intensi.
In definitiva, la valorizzazione dei beni culturali è strettamente connessa a criteri di sostenibilità economica e questi criteri sono al centro di un dibattito serrato che coinvolge tutto il mondo delle strutture culturali e in maniera drammatica il nostro Paese.
Sono pertanto da mettere a punto con la massima attenzione i modelli gestionali dei beni e dei servizi. Su questo fronte non si dovrà avere timore di agire con decisione verso azioni nuove per i territorio, pena la lenta decadenza dei beni stessi per mancanza di adeguata divulgazione dei contenuti culturali e di entrate in grado non solo di sostentare gli indispensabili interventi di manutenzione – ordinaria e straordinaria – ma anche di remunerare le forze in gioco per la fruizione, composte soprattutto da giovani.
Al fine di promuovere un nuovo modello di sviluppo culturale sostenibile sia per il settore pubblico che per quello privato, il vivace mondo culturale locale deve essere sostenuto in un processo di crescita di competenze gestionali, organizzative e artistiche.
Gli spazi di proprietà del Comune destinati ad attività culturali o sportive, qualora non sia possibile la gestione diretta, non possono che essere assegnati tramite procedure a evidenza pubblica. Per quanto attiene in particolare gli spazi destinati alle attività culturali di maggior rilievo o per quegli spazi che divengono rilevanti in quanto frutto di un raggruppamento e di una offerta cumulativa da parte del Comune, si intende instaurare un dialogo con il soggetto privato sin dalle prime fasi di progettazione.
Per beni da assegnare nel medio termine, ciò può avvenire nel rispetto delle linee guida sulla finanza di progetto (approvate dallo Stato con Decreto Legislativo dell’11 Settembre 2008, N. 152) e successivi.
Verrà pertanto proposta una procedura a doppia gara che prevede due fasi principali: nella prima fase viene promosso un concorso di idee per uno studio di fattibilità economica e gestionale dello spazio che si intende mettere a bando. Nella seconda si mette a bando lo studio di fattibilità vincitore come progetto preliminare di gestione di quello spazio. Il soggetto vincitore del concorso di idee otterrà una premialità, ma non sarà necessariamente il vincitore del bando di gara. Avrà però diritto di prelazione a gara conclusa.
A prescindere dalla procedura di gara utilizzata per l’affidamento delle gestioni, in fase di individuazione del soggetto gestore, si intendono valorizzare i seguenti elementi:
– la significatività culturale del progetto e delle azioni proposte, a partire dagli obiettivi strategici e le priorità perseguiti. − la rilevanza territoriale, a partire dal coinvolgimento, all’interno del partenariato, di soggetti locali radicati sul territorio e di organizzazioni culturali extraregionali di alto livello culturale e artistico, − la ricaduta (impatti) territoriale del progetto, a partire dagli auspicati impatti sociali ed economici (diretti, indiretti e indotti) provenienti sia dagli investimenti, sia dalle attività, sia dai servizi che verranno potenziati negli spazi;
− la pertinenza delle azioni proposte con la specializzazione tematica indicata dal bando, ove si mirerà a ottenere una specificità culturale marcata per ogni centro culturale comunale; − la sostenibilità delle progetto nel suo complesso, che pertanto sarà di natura istituzionale, organizzativa e professionale, economico finanziaria.
A fianco e prima ancora dei criteri per la qualità gestionale, fra i quali citiamo la valenza formativa e culturale delle iniziative proposte, la crescita costante della qualità dei servizi aggiuntivi percepita dai fruitori; la crescita del numero di fruitori; l’aumento progressivo della autosostenibilità economica delle attività; l’impatto sociale delle attività promosse; la visibilità nazionale e internazionale delle attività e del centro ove vengono svolte, sistemi di monitoraggio e premialità, occorre accettare senza riserve il criterio delle competenze da includere nel gruppo richiedente.
Infatti, negli ultimi decenni, ci sono state delle vere e proprie rivoluzioni nell’ambito della gestione dei beni e delle attività culturali, che delineano un nuovo scenario dove accanto al valore del contenuto culturale proposto acquisisce importanza anche la modalità di gestione, la qualità dei servizi erogati al fruitore, nonché la capacità comunicativa e relazionale, l’impatto sociale e l’intersettorialità dei progetti culturali.
Alla luce di queste trasformazioni e nuove esigenze si ritiene fondamentale che, insieme alle figure richieste per la gestione ordinaria dello spazio (che dovranno possedere competenze specifiche per lo svolgimento del proprio ruolo), siano presenti, all’interno dell’ente che si candida a soggetto gestore, specifiche competenze professionali.
Si richiederanno pertanto la direzione artistico –scientifica, capacità di management e fundraising culturale, marketing dei beni culturali, ovvero comunicazione e promozione.
Il tutto, in un quadro di alleanze e sinergie intraprese finalmente e senza riserve quantomeno con le Città della ex Provincia, con le Città del Sito UNESCO di appartenenza, con la Comunità UNESCO Siciliana, i Distretti tematici e le Associazioni nazionali di settore.
In definitiva, per citare A. L. Tarasco, “ … indipendentemente dalla qualitas giuridica del gestore, il criterio determinante per l’affidamento del servizio sarebbe stato costituito esclusivamente dalla capacità di mettere a reddito (id est, far fruttare) l’asset culturale, pur se nel doveroso ed inderogabile rispetto per le esigenze di tutela (salva rerum substantia) e valorizzazione (incremento della conoscenza e della fruizione pubblica).”
Applicato alla realtà territoriale della cittadina Iblea, ciò significa aprire senza indugi alla fruizione tutti i monumenti nel tempo più breve possibile nel rispetto delle indicate vocazioni del bene stesso, pena la distruzione dei beni non ancora consegnati alla fruizione stessa.
Tale apertura dovrebbe avvenire per un periodo transitorio e breve (max 2 anni), anche per dare il tempo alla creativa comunità locale di prepararsi attivamente alla grande sfida rappresentata dal probabile confronto con gruppi economico –culturali che saranno attratti a Scicli da bando pubblico in “doppio stadio”.
Transitorio anche perché nel breve termine non c’è modo di approntare una gara adeguata alla bisogna come quella descritta, perché la Città non può correre il rischio di assegnare per più anni la gestione di parte dei suoi beni secondo criteri asfittici che ne determineranno la morte anziché il definitivo successo, perché tutti i beni debbono arrivare a gara nello stesso momento, riuniti in due o massimo tre pacchetti, per evitare diseconomie foriere di morte èer insostenibilità economica.
Luoghi incomparabili come l’appena restaurata – e già danneggiata – chiesa di San Matteo, il quartiere di Chiafura e altri debbono e possono – essere al più presto e per le vie più brevi assegnate a chi ne ha titolo, affinché sotto la guida tecnica e la garanzia politica dell’Amministrazione abbia luogo una gestione di massimo 24 mesi improntata alla sperimentazione in collaborazione con altre forze culturali della città.
Ma per fare questo occorre una garanzia politica in grado di fare gli interessi di tutti senza farsi piegare dalle logiche delle amicizie, sconvolgere dalle inefficienze del sistema, bloccare dalle traversie dei burocratismi.
Per concludere, il tempo delle realizzazioni deve essere preceduto dall’inventario dei Beni Culturali della Città – iniziato e concluso nel 2014 – dalla riflessione – anche pubblica – sulle destinazioni, dalla formazione ragionata dei “pacchetti” di Beni, dai progetti e dai bandi di affidamento. Bisogna affrettarsi, anche se con ponderatezza, per evitare che approssimazione e malcostume significhino regalie ad amici degli amici, sciagura che condannerebbe la Scicli nel guado fra una economia che non può più poggiarsi sull’agricoltura come negli splendidi anni della “fascia trasformata” e un rilancio turistico che le scelte di piccolo cabotaggio condannerebbero a rimanere inespresse, con un danno incalcolabile per la Città e per le aspettative di lavoro dei più giovani.