Democrazia sequestrata, autismo amministrativo, cittadini tra parentesi…
Rivedere la legge sullo scioglimento dei comuni per mafia
Questo ci suggerisce la esperienza del commissariamento a Scicli.
Può una persona con responsabilità pubblica permettersi di non percepire la realtà intorno ed agire con autoreferenzialità, supponendo di avere in via esclusiva le competenze e le categorie per individuare il bene della comunità amministrata?
In questo silenzio della democrazia, che viene messa tra parentesi, si scava il solco che separa i cittadini dalla cosa pubblica e si alimentano i processi di disaffezione e ostilità.
In questa terra di mezzo, della notte del dialogo e del confronto, ben lungi dall’alimentare i processi di partecipazione popolare e di trasparenza gestionale e decisionale si favoriscono strumentalità, protagonismi, opportunistiche complicità……tutto il contrario del recupero e della affermazione della legalità, della cittadinanza attiva e responsabile.
Questo è quanto accaduto a Scicli in questi lunghi mesi di gestione commissariale.
La vicenda della settimana corta nelle scuole della città ne è la emblematica conferma. Nel solco di una esperienza amministrativa consumata con decisioni assunte in assenza di ogni minima informazione ( e di opportuna consultazione) della comunità, sembrava ( pericolo scongiurato per la sapienza di alcuni dirigenti) che i decisori scolastici potessero adottare provvedimenti al riguardo, autonomamente e senza “ascoltare” i committenti e destinatari del servizio (genitori, alunni ).
E’ l’inequivoco riscontro delle comseguenze di quel “sequestro della democrazia e della libertà” di cui parla Caterina Provenzano, nel suo libro-inchiesta assai coraggioso, sullo scioglimento dei comuni per mafia.(Città del Sole, pagg. 136, € 10), dove l’autrice enuclea l’impoverimento del tessuto sociale e politico di una comunità sciolta per mafia ed il rischio -pur nella bontà degli intenti- di desertificare per molti anni la vitalità democratica di un paese o di una città. Faccio mie alcune considerazioni di Sandro Medici (formulate per evidenziare le criticità dei governi tecnici) spendibili anche per continuare ad annotare (dolorosamente) a margine di questo tornante della vita di Scicli: “Sostituire cioè la prassi politica con la procedura amministrativa. Delegare scelte e decisioni a figure tecniche e rinunciare a confronti, dialettiche, sintesi. Agire con metodi unilaterali e sbrigativi, escludendo ogni mediazione democratica. Quasi che per governare una metropoli, un territorio sia meglio chiamare il professore, il commercialista, il funzionario, il praticone, piuttosto che rivolgersi agli odiati e infidi “politici”, che per definizione sono condizionati, clientelari, se non proprio corrotti……Tutte persone forse rispettabili, eccellenti confezionatori di curricula, formidabili affastellatori di carte e documenti, ma disperatamente inclini a sentenziare, analizzare e far di conto. Cose certo utili; ma governare è un’altra cosa. Soprattutto nelle grandi città, nelle complessità, nelle contraddizioni, nel tessuto sentimentale, nella gravosa umanità: in quel terribile reale, ove per poco il cor non si spaura.”
E concludo auspicando il ritorno della politica intesa come proposta, progetto, strategia, idealità, per scongiuare che in questo vuoto impazzino vecchi e nuovi soggettivismi, i pifferai per se stessi, affiliati ad una politica e ad un partito, quello dell’autismo corale… per dirla con Franco Arminio