Laudato Si’ – Il primato della Politica e la Cura del Bene Comune
Laudato Si’
Il primato della Politica
e la Cura del Bene Comune
Giovedì 24 novembre la Casa delle Culture Mediterranean Hope di corso Mazzini, a Scicli, ha ospitato un dibattito su “Laudato Si’”, l’ultima enclica papale in ordine di tempo [1] e che, come è noto, è tutta incentrata sul rapporto dell’uomo con l’ambiente che lo circonda e di cui fa parte.
Per la prima volta una Enciclica pone il destino dell’uomo come inscindibile dalla cura del creato [231]
L’incontro presso la Casa delle Culture di Scicli ha posto in evidenza l’effetto dirompente dell’accostamento fra il peccato e la mancanza del senso del limite, applicata alla stolta credenza che le risorse del Pianeta siano inesauribili [31,53, 57, 66].
Altra originalità, certamente assai più modesta, sta nel costituire l’incontro stesso la prima uscita pubblica del gruppo di Legambiente che si sta formando in questi giorni a Scicli, la cui cittadinanza giusto negli scorsi mesi ha dato modo di dare prova della propria della reattività alle aggressioni portate al proprio territorio in tema di salute è ambiente. Tanto da dare luogo ad un combattivo e competente Comitato di Volontariato intitolato proprio alla Salute e all’Ambiente.
La ricchezza degli spunti proposti all’attento pubblico dagli illustri relatori non consiglia tentarne una riduzione scritta, semmai induce alla visione diretta degli interventi, parte già reperibili in streaming. Nel frattempo, è legittimo affermare che ogni contributo è stato non solo strettamente connesso alle proprie specificità – e non poteva essere altrimenti – ma anche fonte di arricchimenti reciproci fra relatori e pubblico e reciprocamente fra gli stessi relatori.
Infatti, Vittorio Cogliati Dozza, eminente figura di Legambiente, esordirà ricordando come anche l’Associazione Ambientalista abbia da sempre sostenuto, come oggi Papa Francesco, che crisi ecologica e quella sociale sono due facce della stessa medaglia.
L’Imam della moschea di Scicli Ziri Salem porrà in evidenza come gli elementi aria, acqua, terra e piante siano posti dal Corano al centro del rispetto per ogni musulmano; mentre, il pastore della chiesa metodista di Scicli, Francesco Sciotto, metterà sul tavolo – letteralmente – la Confessione di Accra [2], la città del Ghana dove nel 2004 nel ragguardevole numero di 400, delegati provenienti delle chiese riformate di tutto il mondo hanno discusso le tematiche interconnesse fra l’economia e l’ambiente e che sono le medesime che ritroviamo oggi a fondamento della Laudato Si’.
E vale la pena a questo punto porre in evidenza che proprio l’Enciclica, per i valori necessariamente condivisibili che essa esprime, si mostra fertile terreno di incontro fra le chiese riformate e la chiesa cattolica[3] E se ci troviamo “a questo punto”, ha ritenuto di affermare padre Cesare Geroldi Gesuita della comunità di Ragusa, “potrebbe non essere un caso, bensì doversi alla circostanza che il Santo Padre non sia un europeo”, riflessione che fa subito venire in mente quanto la cultura diffusa “tutta intorno a noi” – giusto per riprendere un noto invadente tormentone della pubblicità – renda ormai indispensabile “decolonizzare l’immaginario”, obiettivo attribuito all’economista, psichiatra, filosofo greco Cornelius Castoriadis (anche se è comune convinzione che egli non profferì mai direttamente tale espressione). [208, 209].
Fra i numerosi spunti di riflessione che emergono dalla conversazione, ma anche dalla lettura del testo dell’enciclica, spicca a buon diritto quello sull’accostamento delle tematiche emergenti da Laudato Si’ con quelle che caratterizzano il dibattito sulla “decrescita” di Serge Latouche (Vannes, 1949), tema posto da Claudio Conti, Legambiente Ragusa, e poco prima evocato da altro intervenuto al dibattito finale.
Corroborano l’ipotesi di una convergenza l’uso ricorrente che nell’Enciclica si fa di vocaboli e concetti ampiamente utilizzati dal filosofo francese quali cultura dello scarto, convivialità, sobrietà, lentezza, felicità, concettualmente riuniti, se così si può dire, nell’espressione “ … menzogna che sta alla base delle crescita” [106]. E in effetti, sull’accostamento “Laudato Si’ e Decrescita” (che Latouche vuole “felice”) troviamo una intera voce di google, segno che non si tratta di un mero azzardo scaturito ed esauritosi in corso Mazzini di Scicli.
Anche Gad Lerner osserva che quando il Santo Padre scrive [193] “è arrivata l’ora di accettare una certa decrescita in alcune parti del mondo procurando risorse perché si possa crescere in modo sano in altre parti”, sarà anche vero che non sposa in pieno la teoria radicale di Serge Latouche, ma certo preconizza la necessità di una decrescita delle economie occidentali”.
Per chi è alla ricerca di una base concettuale forte che apra la via ad una condizione operativa della decrescita che sia non solo affascinante, bensì praticabile, non conforta Antonino Galloni, il 12 novembre scorso impegnato in un incontro pubblico a Scicli, che nel suo L’economia imperfetta prende in considerazione la decrescita di Latouche per relegarla in improbabili “luoghi a bassa pressione demografica”; mentre, Stefano Bartolini, nel suo altrimenti rigoroso Manifesto per la Felicità, a dire il vero pare farla troppo facile.
Restiamo pertanto con l’idea che nell’Enciclica la decrescita sia più che una ipotesi
Ma si trova qualcosa di ancora più prezioso, laddove si afferma più volte il primato della Politica: “La politica non deve sottomettersi all’economia e questa non deve sottomettersi ai dettami e al paradigma efficientista della tecnocrazia”.
Si cita anche il connubio tra politica e finanza (questa volta la prima è quella con la “p” minuscola), fatto che non sfugge a chi è impegnato nel contrastare con il proprio parere, negativo e ampiamente motivato, l’insediamento di una riforma della Costituzione il cui fine ultimo è l’adeguamento ai voleri espressi – neanche velatamente – dalle lobbies della post – democrazia e tutti a danno delle persone e del Bene Comune.
E ora che le elezioni amministrative di Scicli post – scioglimento appartengono finalmente alla storia, possiamo non solo ribadire il primato della Politica su tecnicismi e pretese “competenze”, bensì rimarcare il concetto di Bene Comune e l’importanza fondamentale del ruolo partecipato dei cittadini [156, 157, 223]. In altre parole, la Partecipazione Popolare Strutturata elaborata e impostata da Il Blog di Scicli e sulla quale si è basata la campagna di Scicli Bene Comune.
Interessanti infine le considerazioni introduttive del filosofo Tidona, in particolare sulla stringente attualità della lotta di classe, e appropriata la conduzione di Resi Iurato e Alessia Gambuzza, tesserate Legambiente, organizzatrici insieme a Claudio Conti, Legambiente Ragusa.
Per concludere altre parole da non dimenticare: «Si attende ancora – scrive il Papa – lo sviluppo di una nuova sintesi che superi le false dialettiche degli ultimi secoli». (n. 121). E noi attendiamo o meglio vedremo di contribuire, portando l’enciclica in una tasca della giacca e il Manifesto della Felicità di Stefano Bartolini nell’altra, certi che una qualche sintesi positiva dovrà venirne fuori.