LA PRODUZIONE DELLE IDEE
LA PRODUZIONE DELLE IDEE
Come catturare le idee (o lasciare che le idee ci catturino)
Le idee stanno sopra di noi, possiamo afferrarle con un gesto ratto, come si fa per cacciare una mosca molesta, e loro si vendicheranno rimanendo incompiute nonostante i nostri sforzi. Oppure dobbiamo trattare, né più né meno come fossimo difronte ad un signore in carne ed ossa dal quale pretendere qualcosa, o lui pretende da noi. Parliamo allora di tre possibili modi di condurre queste trattative
Le idee possiamo prenderle per stanchezza, ed è facile. Basta tenerle lontane e costringerle a girare affannosamente intorno a noi, e lo si fa blindando la mente con attività che richiedono la massima attenzione, come il mountainbiking o il kajak, dove ogni neurone è attento a proteggere il corpo da quello che sta facendo. Ma loro, le idee, sanno bene che tornati a casa il meccanismo difensivo messo in atto cesserà e la scatola cranica, come per dare aria ad un cervello riposato quanto il corpo si sarà stancato, si aprirà verso l’alto, esattamente come lo sportello della pattumiera (perdonate la metafora) … in quell’attimo, stanchissime di volarci sopra, si ficcheranno tutte lì, più veloci di acqua fresca nella gola di un assetato. Dal senso seguito dal flusso, chiameremo “dall’alto in basso” questo modo di catturare le idee.
Ci sono poi, attività – come il running – nelle quali all’inizio il cervello è impegnato in una drammatica attività di coordinamento fra cuore, gambe, polmoni nel tentativo di mettere d’accordo muscoli, affanno e accettazione della prospettiva dei 50 minuti che rappresentano il nostro futuro prossimo. Grazie a tutto questo lavoro, invisibile quanto rigidissimo, fibre, globuli e neuroni della felicità si metteranno d’accordo, e quando questo accadrà le idee, che gironzolavano intorno a noi in paziente attesa, fluiranno dentro di noi, facendoci compagnia per tutta la durata della corsa. Una doppia e assai proficua compagnia: perché il tempo passerà velocemente e perché risolveremo questioni che a tavolino sarebbero rimaste irrisolte pur a pensarci un giorno intero. Una variante, piuttosto pericolosa, è costituita dalla guida del veicolo durante viaggi routinari di media durata. Superate le incombenze dei primi momenti – cintura, occhiali da sole (anche in inverno se si abita in zone soleggiate), attenzioni particolari dedicate al traffico se state uscendo dalla città – le idee, fino a quel momento nascoste negli anfratti del cruscotto e le più
impertinenti persino sotto i polverosi tappetini, ad una ad una si avvicinano e ti si piazzano davanti con la stessa nitidezza dell’auto che precede, dandoti appena il tempo di prendere notes e penna particolarmente scorrevole che tieni vicini perché già lo sai che succederà. Dal senso del flusso, chiameremo “orizzontale” questo modo di catturare le idee.
C’è poi “la terza via” e questa volta diciamo subito che qui le idee si trovano in basso, in alto, dappertutto, schizzano verso di noi come pulci assatanate e impossibili da schivare. Il nostro cervello questa volta si apre come una porta e ad ogni impatto lo spiraglio aumenta sempre di più, permettendo alla luce di entrare sino a rendere nitido un bandolo, una nuova possibilità da esplorare.
Il processo è quello tipico della lettura, accade infatti quando leggiamo un articolo che ci interessa o che sembrava non ci interessasse e invece funziona come un magnifico e inatteso fertilizzante. Da quel momento partiremo per voli a occhi aperti, per mondi dove Curiosità e Ricerca scientifica si mescolano e si condiscono a vicenda.
Insomma, per avere buone idee, basta non pensarci!