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LA PARTECIPAZIONE DI ROMANO PRODI. A SCICLI

LA PARTECIPAZIONE DI ROMANO PRODI. A SCICLI

Il 16 agosto Scicli ha ospitato Romano Prodi, presentato dal filosofo Pinuccio Tidona  e “interrogato” alternativamente da due giovani molto noti in città, ovvero Edoardo Morana, consigliere comunale, e Bartolo Lorefice, opinionista. Lo spunto è stato quello di una conversazione su Il Piano Inclinato, ultima fatica letteraria del noto statista.

Numerosi gli argomenti toccati, ma due di essi sono stati evocati più volte, pur mancando l’approfondimento e probabilmente a ragione della bella serata sotto il maestoso ulivo del cortile dell’Opera Pia Carpentieri, stipato al massimo del possibile da sedie e attenti spettatori rimasti all’impiedi: “stabilità” dei governi e “partecipazione” dei cittadini.

Della prima, la stabilità, sappiamo che è un bene, se non una necessità.  Tuttavia, la stabilità, non è un bene desiderabile in sé, tanto è che le dittature sono si stabili, ma inaccettabili. Altro esempio sta nella “riforma” costituzionale intentata dai renziani, il cui intento voleva rendere stabile all’infinito non “il” governo, ma “quel” governo. E  il nostro Paese servo all’infinito delle lobby straniere.

Insomma, se la stabilità dei governi è certamente un valore, quello che latita in parte o del tutto è il discorso sul metodo, sul come poterla ottenere senza consegnarsi alle dittature e senza svendersi ad altri. E senza ridurre tutto al discorso sul “premio di maggioranza”.  Ma anche sulla Partecipazione, l’”effetto olivo”, mischiato con la dolce serata estiva, ha impedito ogni approfondimento, nonostante la dichiarata interconnessione con la rappresentatività elettiva.

Rappresentatività e Partecipazione sono il cuore della democrazia e si intrecciano indissolubilmente. Per i meno politicizzati, quelli che non sono disposti a impegnare troppo la mente e che credono importante la protesta di per sé stessa, il M5S ha saputo tracciare un’autostrada a basso impegno e alta efficacia elettorale: il click in tastiera. La maggior parte degli altri cittadini, essendo in caduta libera la loro fiducia nella delega ai politici, in assenza di partecipazione a votare non ci vanno e non ci andranno.

Pochi sanno che i Comuni, dall’anno 2000, hanno dovuto inserire nei loro statuti alcuni strumenti di Partecipazione Popolare, ma li lasciano in letargo, sperando che i cittadini non se ne accorgano. Ora, se si vuole davvero che i cittadini tornino alle urne, occorre che essi abbiano la possibilità di assumere un ruolo attivo nella città e nella società e, pertanto, tali strumenti vanno aggiornati.

Se davvero si vuole che la Partecipazione non avvenga con i famosi click cui il Nostro ospite accennava, non si può genericamente esortare i cittadini a mostrare “buona volontà ” nel giorno delle elezioni, e recarsi alle urne.

La Partecipazione, per essere effettiva ed efficace, necessita di strumenti precisi: adeguamento degli statuti comunali, regolamenti attuativi, gestione condivisa dei Beni Comuni, Osservatori e Consulte funzionanti, affinamento delle pratiche di bilancio partecipativo partendo (in Sicilia) dalla opportunità della legge n.5/2014.

Ad oggi, gli obiettivi di Partecipazione – e le conseguenti azioni – sono stati raccolti dalla Federazione Provinciale di Sinistra Italiana di Ragusa che, unica in Sicilia, li ha raccolti ed elaborati in un documento approvato dall’assemblea regionale e poi inviato al nazionale.

Non c’è  però alcuna ragione  che questa azione di civiltà politica, il cui scopo ben delineato è quello di muoversi con i cittadini verso una politica partecipata e sana, non debba essere raccolta e condivisa trasversalmente da tutte le forze politiche di impronta democratica.

E però, sul complesso ma allettante tema della Partecipazione, il Nostro illustre ospite non è andato oltre un pur frequente riconoscimento della sua importanza cruciale e la (facile) critica del sistema grillino. Peccato!

Il fatto è che di questo passo, se le iniziative sulla Partecipazione Popolare non dovessero andare in porto, la sorte del nostro Paese verrà segnata da una ridotta minoranza di votanti (30%?)  Dei quali, poniamo, la metà sarà composta da cittadini che continueranno a votare per coscienza politica e almeno altrettanti che voteranno per le note coercizioni e per generica protesta abilmente orientata.

Triste destino per un Paese che, invece, potrebbe – e dovrebbe – costituirsi a riferimento culturale, economico e finanziario del Mediterraneo.

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Posted on 20 Agosto 2017 by adminscicli. This entry was posted in Cittadinanza attiva, Cultura, Referendum, UN'ALTRA VIA E' POSSIBILE and tagged partecipazione popolare, Romano Prodi, scicli. Bookmark the permalink.
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