IL CASO ACIF: “NON SI PUÒ TORNARE INDIETRO”
“Non si può tornare indietro” è una delle frasi più ascoltate in questi giorni, profferite da personaggi di varia caratura e ruolo politico o tecnico, in merito alla nota vicenda dell’impianto per il trattamento 120000 tonnellate annue di rifiuti pericolosi, più altri 80000 tonnellate annue di rifiuti non pericolosi. Uno stabilimento industriale che qualcuno vorrebbe insediare nelle campagne della città barocca di Scicli, a ridotta distanza dal centro abitato e con i reflui che dovrebbero sversare nel torrente Modica Scicli. Torrente che a suo volta sbocca in quella spiaggia sabbiosa di Scicli apprezzata da turisti di tutto il mondo per la sua naturalità ancora non compromessa.
Ma, cosa vorrà dire “non si può tornare indietro”? Per il burocrate a conoscenza delle irregolarità commesse negli uffici regionali, è un ansioso tentativo di coprire i colleghi che sono stati un po’ distratti quando travisavano i fatti, o applicavano erroneamente la legge negli atti autorizzativi.
Per un qualche politico, significa porsi a difesa di quelle istituzioni che egli stesso definisce un “po’ superficiali” nel trattare la vicenda ACIF quando erano in carica a Scicli.
Per chi spera di lucrare sul progetto, sulle consulenze e con il trattare rifiuti pericolosi in prossimità di una città barocca, incurante di distruggere i sacrifici compiuti dai cittadini sul fronte del turismo culturale, incurante persino di fronte alla minaccia di ritiro del riconoscimento UNESCO, “non si può tornare indietro” significa avere riguardo solo per propri personali interessi e nessun rispetto per il lavoro e il futuro di una intera comunità.
Invece, per chi si occupa di questa vicenda con l’intento di affermare la legalità e il diritto delle persone a vedere rispettato il proprio lavoro e la propria salute, “non si può tornare indietro” significa che tutto è stato scritto negli atti autorizzativi. E non si può più cancellare. Significa che i burocrati che li hanno adottati e i politici che li hanno condivisi non possono tornare indietro per eliminare quello che è stato fatto e cancellare le loro responsabilità.
Basta leggere le note consegnate dal Comitato cittadino di Scicli al Governo della Regione e agli Uffici regionali, basate sul contenuto della pagina 6 del provvedimento autorizzativo rilasciato all’ACIF (DDS 218/2016 – Autorizzazione Integrata Ambientale A.I.A), nella quale è riportato un elenco dei 13 enti invitati alle conferenze di servizi (mai presenti più di 3!), passo essenziale dell’intera procedura autorizzativa.
La prima irregolarità, dalla quale “non si può tornare indietro” è che in quella “pagina 6” figura un parere positivo che non è stato mai dato, quello dell’ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente), che è il parere più importante fra tutti, insieme a quello del Sindaco. E nemmeno questo parere è stato mai stato dato, pur essendo obbligatorio. Come non è stato dato il parere del Consiglio Comunale di Scicli. Come non c’è il parere – obbligatorio – del Genio Civile (il progetto pretende di riversare i reflui dei trattamenti nel torrente Modica Scicli). Perché in un atto così importante vengono riportati pareri che non sono stati rilasciati?
L’elenco dal quale “non si può tornare indietro” è lungo e non finisce qui. Tra le numerose perle, la curiosa circostanza che i verbali delle conferenze di servizi, invece di essere indirizzati al Comune di Scicli, venivano inspiegabilmente inviati alla “Commissione Straordinaria presso Comune di Modica”!
Spiace notare che numerosi accertamenti che hanno permesso ai cittadini di Scicli, organizzati in Comitato, di evidenziare le irregolarità contenute negli atti autorizzativi, erano parte di richieste avanzate sin dai tempi della Commissione Straodinaria e, successivamente, al Comune di Scicli in occasione del consiglio aperto del 30 gennaio 2017, e poi reiterate più volte e sempre rimaste senza risposta.
Il complesso delle irritualità accompagna la vita dell’ACIF srl dal tempo dei continui “ampliamenti” chiesti e ottenuti grazie a gravi “superficialità” degli Uffici preposti, sia comunali che provinciali e, ad ultimo, della Regione Siciliana.
Chi ha agito con superficialità, dolo e arroganza ha volontariamente tagliato i ponti con la società civile di Scicli. Siamo perciò assolutamente d’accordo con certi burocrati e certi politici, ma per motivi opposti: “non si può tornare indietro, non c’è più modo di nascondere le responsabilità sia politiche e tantomeno quelle personali”