CASO ACIF DI SCICLI: A CHI APPARTIENE LA REGIONE SICILIANA?
10 giugno 2018, caso Acif srl: facciamo il punto
Dopo la riunione del 4 aprile fra il Presidente Musumeci, Legambiente e il Comitato di Volontariato Salute Ambiente e Territorio di Scicli è trascorso invano il termine di 15 giorni che il Presidente si era pubblicamente dato e a tutt’oggi (10 giugno) nulla di ufficiale è stato pubblicato. Come mai?
In verità, le ragioni di tanto ritardo sono per noi scontate e già in quella sede ci eravamo spinti a suggerire che il termine di due settimane non sarebbe stato sufficiente, venendo seccamente smentiti da un Musumeci che invece si dichiarava del tutto sicuro di poterlo mantenere.
La prima motivazione sta nello stesso andamento dell’incontro, che già dai primi momenti ha rivelato con chiarezza come nessuno avesse provveduto ad informare il Presidente di come stavano realmente le cose sulla faccenda ACIF srl. Anzi, per dirla tutta, da alcune battute del Presidente è apparso chiaro che un qualche rappresentante del territorio all’ARS avesse provveduto a raccontare le cose alla rovescia. Né tanto di meglio avevano potuto fare i rappresentanti del Municipio, incontrati dal Presidente pochi giorni prima.
La seconda ragione del ritardo è ancora più ovvia: in certi uffici della Regione si staranno ancora chiedendo per quale brutto sogno in una comunità che era stata annichilita – quacuno credeva – tramite un pretestuoso scioglimento per mafia era sorta, contro ogni aspettativa, una resistenza attenta, fatta di popolo in piazza e di studio attento di documenti. Documenti che mano a mano che giungevano sui nostri tavoli, da ultimo grazie alla rinforzata collaborazione con Legambiente, mostravano irritualità sempre più gravi e a tutti i livelli, a partire da certi uffici del Comune di Scicli e della ex Provincia di Ragusa. Sino alla farsa – commedia delle conferenze di servizio palermitane effettuate in occasione del rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale e la tragedia – comica del documento finale, che nella sua pagina 6 reca la somma delle invenzioni (im)possibili, stilando l’elenco delle autorizzazioni … che invece non ci sono.
Nel frattempo, il Genio Civile, su esposto di Legambiente seguito alla disamina dei documenti ottenuti mediante accesso agli atti (chiesto da Legambiente nazionale e Legambiente Scicli) – disamina effettuata da esperti e congiuntamente con il Comitato – ha dapprima revocato alla Ditta il permesso di costruire in attesa di assenso formale (“diniego autorizzazione L.64 art. 32”, in data 18 aprile 2018) e con altra successiva nota (7 maggio 2018) ha intimato di sospendere i lavori abusivi in corso, ha rilevato irregolarità in dichiarazioni rilasciate dal progettista a corredo di costruzioni e ha denunciato l’infrazione alla Procura della Repubblica di Ragusa.
Inoltre, a seguito di accesso agli atti proposto da Legambiente (ancora una volta in forma congiunta fra il nazionale e il circolo locale), si è venuti a conoscenza che il Ministero per lo Sviluppo Economico (MISE) in data 16 gennaio 2018 ha revocato il finanziamento erogato sotto forma di prestito per aver la Ditta restituito solo la prima rata semestrale di 62589,15 Euro sulle 14 previste. Occorre sottolineare che la denuncia alla quale il Genio Civile ha dato prontamente seguito è stata inviata anche al Comune di Scicli, del quale non si ha alcuna notizia, e all’ARPA per le possibili refluenze ambientali.
Una ulteriore circostanza di estremo rilievo consiste nella pubblicazione della sentenza del processo di secondo grado denominato “ECO”, per via del quale il Consiglio Comunale di Scicli era stato sciolto per mafia e la città commissariata. Già il primo grado (sentenza Tribunale di Ragusa, l’11 luglio del 2016) il Sindaco era stato completamente scagionato e l’accusa di mafia a suo carico decaduta. Per quanto attiene il processo di appello, già la Procura di Catania aveva rinunciato a procedere contro il Sindaco, lasciando cadere ogni accusa. La sentenza di appello ha però detto molto di più e cioè che a Scicli non si è verificata alcuna associazione mafiosa. La natura pretestuosa dello scioglimento del Consiglio Comunale viene ulteriormente e ampiamente confermata, se si tiene conto che non è stato revocato alcun atto delle amministrazioni, né sottoposto ad alcun provvedimento nessuno dei consiglieri o dei dirigenti. Soltanto, durante quel periodo di governo straordinario è stato attivamente portato avanti, e in completo silenzio, l’iter autorizzativo dello stabilimento ACIF srl.
Da poche ore la ciliegina su una torta che per qualcuno sta diventando sempre più indigesta: l’8 giugno scorso i Carabinieri del NOE (Nucleo Operativo Ecologico) di Catania hanno sequestrato l’impianto ACIF per “illecita gestione dei rifiuti”. Il provvedimento in pari data è stato convalidato dal GIP del Tribunale di Ragusa.
Il presidente Musumeci, l’assessore regionale ai Rifiuti e ai Servizi di pubblica utilità Alberto Pierobon e la deputazione provinciale sono stati prontamente informati per vie protocollari di tutti i fatti narrati.
Quale strada sceglierà la Regione Siciliana sul caso ACIF? In realtà la domanda è: a chi appartiene la Regione Siciliana? A certa burocrazia che la fa indegna o a un Presidente che la voleva Bellissima?
Giampaolo Schillaci