CUTURI DI SCICLI FRA OFFESE REGIONALI E DIMENTICANZE CASALINGHE
CUTURI DI SCICLI FRA OFFESE REGIONALI
E TRASCURATEZZE CASALINGHE
Come è ormai noto a molti, l’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente il 3 dicembre del 2019 chiude l’intera pratica della variazione urbanistica tramite la quale il Comune chiede una maggiore tutela dell’area in questione (n.327/2019). Il pronunciamento contiene una formula ambigua che di fatto lascia una zona industriale D5 (sede e pertinenze dell’ACIF Servizi srl) al centro della contrada rurale di Cuturi. Letture superficiali e dimenticanze non fanno bene alla difesa del territorio contro una industrializzazione che nessuno vuole
E bisogna subito dire che la “trappola” dell’ambiguità ha funzionato, tanto che i primi commenti di qualcuno della maggioranza e del primo cittadino furono entusiastici, non essendosi resi conto che l’Assessorato, con quella decisione, aveva ribaltato il volere del Consiglio Comunale di Scicli. Che, invece, aveva chiesto all’unanimità il passaggio di tutta l’area a E1 senza esclusioni. Dunque, l’area D5 doveva essere eliminata.
La vicenda, però, non si esaurisce con una lettura superficiale dell’atto assessorile da parte dell’Amministrazione comunale. C’è di più. In una nota affidata il 10 gennaio scorso alla stampa il Sindaco dichiara che in merito alla destinazione urbanistica di contrada Cuturi “ci possono essere interessi legittimi da parte di proprietari che bisogna rispettare”. Se non che “gli interessi dei proprietari” erano già stati discussi e rigettati all’unanimità in nome dell’interesse pubblico dal Consiglio Comunale con la delibera 60 del 2018.
La decisione dell’Assessorato regionale, che lascia l’area industriale D5 laddove il Consiglio Comunale di Scicli aveva votato all’unanimità verso una maggiore tutela dei luoghi (E1), espropria e umilia il ruolo dello stesso Consiglio Comunale. Le letture superficiali degli atti emanati dalla Regione e le dimenticanze che attengono deliberazioni del Consiglio non aiutano a fare chiarezza nella comunità, né a difenderla da una industrializzazione che cozza senza appello contro la vocazione del turismo culturale, della buona agricoltura e del buon vivere che sino ad oggi ha contraddistinto Scicli.