Comitati vecchi, sedicenti e …affini….
Comitati vecchi, sedicenti e …affini….
Interveniamo a distanza di qualche giorno nel dibattito susseguente ad alcune dichiarazioni del Sindaco Giannone, cui com’è evidente il titolo rimanda e sulle quali -come Blog di Scicli- ci vogliamo soffermare, glossandone non solo il lessico utilizzato, ma anche il senso.
Lo facciamo, nonostante alcuni insufficienti tentativi di appianare le ulceranti spigolosità lessicali di cui ci occupiamo, perché come scriveva Metastasio “voce dal sen partita poi richiamar non vale”.
Ci preme in particolare ed in premessa mettere l’accento su un comunicato pubblicato sul sito del Comune che attribuisce al Comitato per la tutela della salute e dell’ambiente di Scicli ( di cui facciamo parte) l’aggettivo di “sedicente” (dizionario [se-di-cèn-te] agg. (pl. -ti) spreg. Che dice di essere ciò che non è, che si attribuisce qualificazioni, meriti e sim. non rispondenti a verità) .
Il registro linguistico (che ovviamente non può essere estraneo a chi svolge anche la professione di preside), concreta, com’è innegabile un palese ingiuria.
La circostanza è ancora più grave perché il dire spregiativo viene veicolato da un sito istituzionale la cui sacralità (più volte declamata) viene di fatto violata.
Rattrista annotare come più in generale le note ufficiali ed i messaggi (sui social) del Governo della città e del suo primo cittadino tardivamente responsivi alla copiosa ed articolata corrispondenza inviata dal citato Comitato ( ed inerenti la questione Acif) siano appiattite sulla ineleganza (per usare termini felpati) che segna il dibattito politico ( a tutte le latitudini geografiche e politiche) di questa stagione decadente e crepuscolare, dove troppo di sovente ci si attarda a disvalorizzare l’interlocutore, piuttosto che misurarsi sul merito delle questioni sul tappeto.
La “ordinarietà” di siffatte relazioni comunicative, ben lungi dal vederci assuefatti e “desensibilizzati”, ci amareggia ogni volta di più.
“Non è vero che le parole non contano. Le parole accarezzano. Graffiano. E qualche volta uccidono…..” Così scrive A. De Pascalis e questa è la nostra convinzione.
A nessuno può sfuggire che il termine vuole negare la stessa identità di un corpo sociale, arrecando per ciò stesso non solo un gravissimo vulnus alla dignità dei destinatari, ma ferendo, come diremo più avanti, l’essenza stessa della democrazia.
Da qui la irricevibilità di parole e concettualità lesive e preoccupanti.
Non ci scalfisce il fatto che in altra comunicazione affidata ai social si sia voluto definire “vecchio” il Comitato, perché , della vecchiezza è la prudenza, la temperanza e la sapienza che non sembrano patrimonio diffuso nel tempo degli eccessi.
Non ci sgomenta l’ “arrogarsi” il diritto di additare una appassionata e responsabile aggregazione di cittadini come “sedicente”, perché l’ostilità del lessico non ne inficia (come ha annotato con puntualità il Giornale di Scicli) la incontestabile “autenticità” (certificata da rogiti notarili, da sottoscrizione di ricorsi ai tribunali amministrativi ed altro ancora).
Ci preoccupa invece che l’uso di un codice linguistico svilente acclami con “oscena evidenza” ( così direbbe il sociologo francese Jean Braudillard) la ostile tendenza alla “disintermediazione selettiva”, la inquietante pretesa di “marginalizzare” una fonte di pensiero, non già contrario ed oppositivo ( e non sarebbe -comunque- giustificabile), ma semplicemente “additivo”, pur se divergente.
Quanto una siffatta modalità di presenziare al dibattito in città, non in un ruolo secondario ma di responsabilità, sia lontano dalla “declamata” democrazia partecipativa non merita altre e più approfondite argomentazioni.
Oggi le città hanno bisogno insopprimibile di una leadership condivisa con gli assessori, con la dirigenza, con i mondi vitali che l’abitano. Necessitano di Municipi/Agorà, capaci di tessere fitte trame di relazioni e reti per generare coesione e condivisione. .
Non può sfuggire che al contrario l’approccio al confronto, rinchiuso e rattrappito nella logica dicotomica amico/nemico, sciupa tutte le opportunità di creare valore che derivano invece da una visone laica, incline alla contaminazione con il diverso, l’opposto, nega la ricchezza della “convivialità delle differenze”, come raccomandava Don Tonino Bello.
“Pro veritate adversa diligere“ era il motto pastorale del cardinale Martini, che auspichiamo possa essere oggetto di una lettura “rigenerativa”.
Spazi siderali dividono i due scenari tratteggiati: angusto, asfittico, sterile, autoreferenziale il primo; aperto, dinamico, creativo, visionario, fecondante, confortato dal positivo riscontro della comunità riguardo al suo agire, il secondo.
Difficile, poi, rinvenire nelle note in esame gli stigmi del dichiarato “civismo di sinistra” che postula la “convinta” valorizzazione delle variegate anime della comunità ( tutte, con e senza imprimatur), il cui protagonismo va alimentato e non certo disconosciuto e disprezzato, al cui apporto un governo civico e di sinistra si apre e non si nega.
Da ultimo ci sembrano necessarie brevi considerazioni sul merito delle questioni ( verifiche procedure interne dell’Ente, costituzione in giudizio nei procedimenti giurisdizionali amministrativi in corso, promozione di manifestazione pubblica, per limitarci solo ad alcune) sollevate dalle articolate richieste del citato Comitato, cui l’Amministrazione ha ritenuto di rispondere con una nota, espressione di una poderosa quanto omissiva sintesi, limitandosi a citare non meglio precisati accertamenti in itinere da parte degli Uffici regionali, per i quali ha invocato la riservatezza istituzionale.
Né soccorre a giustificare l’Amministrazione la dichiarata disponibilità -in chiusura della nota- ad interlocuzioni verbali.
Utili e proficue certamente, ma non “rituali” perché a note scritte si risponde nella medesima forma; in ogni caso la risposta in argomento segue la nota del comitato ben oltre un mese e mezzo dopo, un arco di tempo largamente sufficiente per incontri e confronti, mai propiziati.
Ciò basti per dimostrare che i fatti svuotano le parole di senso.
Rimarcato, tuttavia, che sul punto condividiamo le osservazioni del Circolo del PD “Scicli democratica”, ci preme rilevare la “laconicità” del testo (redatto dall’Ufficio di staff e firmato dall’Assessore Pitrolo, dello stesso contenuto di un post del Sindaco, emendato, però dell’incipit e della chiosa finale, definibili -con parole “eufoniche”- poco convenzionali o, per mutuarne lo stesso lessico, poco istituzionali).
Essa ci riporta alla memoria altra analoga nota (anch’essa responsiva alla sollecitazione dello scrivente Comitato) della Commissione Straordinaria, inerente la medesima tematica Acif, caratterizzata dall’uso di un linguaggio burocratico, o meglio “mediocratico” come scriverebbe Alain Denault il filosofo canadese, autore del libro (Mediocrazia), codice linguistico tendente “ all’incolore,” comunque “escludente”, riservato agli addetti ai lavori e non già al vulgo.
Ebbene la ricchezza del contributo propositivo del Comitato avrebbe dovuto “suggerire” al Governo della città risposte compiutamente argomentate ( fermo restando il rispetto del codice di riservatezza e segretezza), anche per motivare il diverso e legittimo orientamento dell’amministrazione comunale.
E non già, al contrario, silenzi prolungati “sconvenientemente” rotti da post e comunicati pregni di intemperanze verbali e concettuali.
Polemiche sterili, asimmetriche rispetto alla gravità dei problemi sul tappeto.
Così contravvenendo alla stessa raccomandazione del Sindaco che, in altra comunicazione (su questioni altre) affidata ai social sul suo profilo personale, invitava i destinatari ( non meglio specificati ), apostrofandoli con epiteti ingiuriosi, ad occuparsi di problemi veri e reali, piuttosto che scrivere di canne ed altre… ( e ci risparmiamo il termine)!
L’oltraggiosa allusività è danno ben minore della divisività pocurata.
Sosteneva, infatti, Sallustio, sin dai tempi di Cesare :”concordia parvae res crescunt, discordia maximae dilabuntur “(letteralmente nell’armonia anche le piccole cose crescono, nel contrasto anche le grandi vengono dissipate).
A tal proposito non è inutile sottolineare come la gravosità del governare sulle macerie della gestione commissariale e con le note difficoltà finanziarie ( presupposti che rendono per ciò stesso complicato attuare le grandi cose), dovrebbero saggiamente indirizzare gli amministratori alla ricerca tenace della sintesi, piuttosto che al creare occasioni di conflitto.
In altri termini creare le condizioni favorevoli perché le cose (positive alcune e meno altre) che si stanno facendo possano crescere.
Ancora più di recente Don Milani scriveva “Ho insegnato (ai giovani) che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica”.
Ma di Don Milani, si sa, personaggio profetico problematico e complesso, è più facile citarne le frasi, che seguirne l’insegnamento.
Con l’occhio, come Leonardo, a stella fisso (nonostante gli insulti) e pensando cioè al futuro della città e dei giovani, continueremo ad impegnarci, come Blog ed all’interno del Comitato, al servizio della collettività se e fino a quando la riterremo nutriente pratica per il perseguimento del bene comune.
Da una giunta di giovani e in parte significativa di donne ( il cui affacciarsi alla politica abbiamo favorevolmente salutato sin da subito, come si legge in un nostro articolo dell’agosto 2015) ci attendiamo che sappia ascoltare le voci critiche, ancorché severe, ma composte nello stile e nel linguaggio e riferite sempre, con intenti contributivi, al merito delle cose.
Ci attendiamo che abbiano cura di confutarle, quando ritenute non accoglibili, con puntuali e rispettose argomentazioni.
Stile comunicativo che si raccomanda anche quando le richieste e le sollecitazioni vengono fatte strumentalmente, inopportunamente o maldestralmente.
Ciò per coerenza con le cariche istituzionali ricoperte e con il dichiarato progetto di innovare la politica vecchia e fallimentare.
Restiamo in attesa di apprezzarne la loro capacità “non già di parlare alla città” ma di colloquiare, parlare con la città, dialogare (discorso tra) con la città, cercare insieme alla città modalità di amministrare corresponsabilmente (come annunziano alcuni atti approvati, ma contraddetti dalle condotte che abbiamo voluto chiosare).
Ci aspettiamo che vogliano appassionatamente testimoniare che la politica è alta e nobile a cominciare dal rispetto della dignità degli interlocutori, di tutti gli interlocutori: i vicini e i lontani, gli uguali e i diversi, quelli che contano e gli irrilevanti…
“Bene”, quello della dignità, che è primigenio, non scalfibile ( velleitaria ogni pretesa di aggredirlo) e non negoziabile; dalla sacralità che ad esso si riconosce si misura la credibilità dello stare in politica, di fare politica, di fare e credere nella democrazia vera e non (per dirla con Nadia Urbinati) recitativa.
Per il Blog di Scicli Giovanni Scifo