Il blog di Scicli
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Le carte di Scicli – evento pubblico- Cortile Carpentieri – Via F. Mormino Penna- ore 17,30

Da più di un anno, da quando è iniziata la stagione dello scioglimento noi del Blog di Scicli abbiamo scelto l’orizzonte di senso dell’impegno. Vi ricordate che nella conferenza stampa con cui veniva presentata la nota petizione per la città di Scicli, si era fatto riferimento allo scritto di Primo Mazzolari “Ci impegniamo”
Ci impegniamo
perche non potremmo non impegnarci.
C’è qualcuno o qualche cosa in noi,
un istinto, una ragione, una vocazione, una grazia,
più forte di noi stessi.

Ci impegniamo
per trovare un senso alla vita,
a questa vita, alla nostra vita,
una ragione che non sia una delle tante ragioni,
che ben conosciamo e che non ci prendono il cuore.
L’orizzonte di senso non è cambiato ed è quello come scrive lo scrittore Maurizio Miggiani, di : “mettersi al pezzo”anche oggi con un atteggiamento del tutto gratuito se non nei confronti della nostra responsabilità di uomini che vogliono fare una buona cosa e provare a generare da questo gesto la bellezza e la vita”
Noi del blog, come dicevo, c’eravamo – non da soli ovviamente- sin dalla prima fase di questo doloroso tornante a sottoscrivere insieme ad atri figli di questa terra (voglio solo ricordare con affetto Il Giudice Santiapichi ed il Giudice Rizza recentemente scomparsi) la petizione per la città di Scicli, ed abbiamo continuato ad esserci mentre il fienile bruciava…. mentre alcuni tacevano e continuavano a farlo, reduci da un silenzio prolungato ( rotto qual e la da qualche insolenza) altri approfondivano e studiavano, altri si indignavano ( si querelavano, defiggevano, lanciavano accuse di posture mimetiche dietro l’anonimato, che peraltro aveva nomi e cognomi ben noti e per questo suscitava dispetto …) per le voci (all’inizio poche, molto poche in forma singola e associata) dissenzienti.
Lo abbiamo fatto per spirito di servizio alla città, lo stesso spirito, la stessa passione civile che oggi ci vede qui a proporre alla comunità un modo diverso di fare politica, di inaugurare una rinnovata stagione della partecipazione alla vita democratica, che non si deve esaurire nel semplice atto di delega (voto) ma ci chiama ad esercitare “attivamente” il ruolo di “cittadino” tutti i giorni con consapevolezza e responsabilità.
Parleremo delle carte d Scicli, come abbiamo scritto nel Blog, la carta etica, la carta della partecipazione popolare strutturata, pareremo di proposte operative. Si operative perché sento già la eco della obiezione che occorre la concretezza del pragma, del fare.
Vorrei rassicurare che abbiamo profondamente interiorizzato la sapienza leonardesca per dire come lui : “sono stato segnato dall’urgenza del fare . Sapere non è abbastanza; dobbiamo applicare. Le buone intenzioni non sono abbastanza; dobbiamo fare.”
Ma senza il sapere, la competenza che è prima di tutto competenza all’essere dell ‘uomo e della politica, non si invereranno nella storia cieli nuovi e terre nuove.

Oggi siamo ad uno snodo decisivo che ci piace sottolineare con il famoso passo di Isaia

………:
Sentinella quanto resta della notte?
Sentinella, quanto resta della notte?
La sentinella risponde:
viene il mattino, e poi anche la notte;
se volete domandare, domandate,
convertitevi, venite” (Is 21,11-12)

Non esistono rimedi facili e scorciatoie per uscire dalla notte.

Oggi la notte è ancora profonda e le sentinelle sono chiamate ad una maggiore vigilanza.

Non si può uscire dalla crisi della politica cittadina rinunciando ad ogni giudizio sulla storia più recente della città.’

Voglio qui richiamare la lucida riflessione dell’Avv. Riccotti pubblicata recentemente da un organo di stampa, il quale sottolinea “ la soluzione “a coda di ratto”  adottata dalla Governance nazionale e regionale con la quale, dopo 18 mesi, silenziosamente, come se nulla fosse successo, non ha  prorogato  il mandato alla Triade Commissariale, come se si trattasse della cessazione dell’allarme meteo”.

Coglie l’Avv Riccotti in modo fulminante (un bagliore nella notte per stare ala metafora) un dato inconfutabile, ma che tutti stanno rimuovendo.

Ai danni di Scicli è stato perpetrato un oltraggio gravissimo. Un vulnus è stato arrecato alla democrazia, sospesa e umiliata con una misura che si palesava fragile sin dalla sua genesi (che meriterebbe una attento approfondimento).

Da li si può ripartire, guardando con determinazione al FUTURO.
Perchè se non lo si fa, si corre il rischio che la mia collega poetessa Marilina Giaquinta descrive mirabilmente con versi che si riferiscono ai pensieri dell’amore,  ma possono essere trasferiti a quelli della politica, che, quando è vera, è un atto di amore:
“…..cercano di arraccamarli
di accucchiarli
a come viene
e tu non sai
arripigliare
l’incomincio
e non attrovi
dove sta
ammucciata
la fine.

Oggi si pensa di rimettersi in marcia rimuovendo questo tornante “aggrovigliato” della storia della città, che si è poi sviluppato con altre circostanze opache come la vicenda Acif che è precipitata nel silenzio omissivo ed elusivo della triade che avrebbe avuto l’obbligo di informarne gli amministrati.

La storia futura di Scicli si scrive a partire da questi fatti, avendo cura di scongiurare che piuttosto che l’alba di un giorno nuovo si allunghi la notte delle vacche nere…

Oggi tutti fanno la “voce narrante”, “latistante” rispetto agli avvenimenti ed alle responsabilità…
I fatti -al contrario -ricordano che i responsabili della scelta politica ( sconfessata dalle emergenze giudiziarie sopravvenuta) di sciogliere il comune devono  darne conto alla città ed alla sua gente .
Oggi la comunità se non vuole restare vittima della damnatio memoriae deve rammentarsi di  quanti hanno sostenuto apertamente o in silenzio la decisione dello scioglimento, a quanti hanno voluto, hanno accolto con entusiasmo la Triade commissariale e non hanno mai “osato” rivolgere critiche per la chiusura al confronto, la algida gestione contabile, la indispettita ostilità al pensiero divergente, in dissonanza con quella parte della città che ne stigmatizzava il sequestro della democrazia che hanno consumato!!!
Oggi bisogna pretendere il ritorno della politica intesa come proposta, progetto, strategia, idealità, per scongiurare che in questo vuoto impazzino vecchi e nuovi soggettivismi, i pifferai per se stessi, affiliati ad una politica e ad un partito, quello dell’autismo corale… per dirla con Franco Arminio
La città ne ha le energie, le risorse, la vocazione.
Lo ha già dimostrato con la manifestazione del maggio contro l’ampliamento dell’Acif .
La città che forse si riteneva inane, attonita e rassegnata, la città rimasta per lunghi mesi inascoltata, in quella circostanza ha chiesto con forza di esercitare il diritto inalienabile ed incomprimibile di sapere, di partecipare consapevolmente alla scrittura del proprio futuro.
Ha spalancato le porte che erano state chiuse, serrate e la democrazia che era stata negata ha sciamato inarrestabile per le strade.
Tutta Scicli è scesa in piazza per dire che vuole aver cura di se, del suo territorio.
È un bene “comune” e non “privato” e la comunità ha voluto comunicare con voce forte e chiara che pretende di salvaguardarne la vocazione alla bellezza, alla felicità.
Lo ha fatto praticando il diritto insopprimibile di cittadinanza che Don Luigi Sturzo declinava “come servizio alla collettività, come cooperazione al bene, come dovere di solidarietà” .
A questo si richiama idealmente la partecipazione popolare, strutturata, cui fanno riferimento le nostre carte.
Un modo diverso e autentico di vivere la rappresentanza politica.
Al riguardo soccorre l’ illuminante pensiero di Pietro Ingrao ….”La rappresentanza, di questo sono convinto, non è mai mera delega. È una relazione attiva, quali che siano concretamente le sue modalità. Ed è qui il problema. Se è una relazione costruita sullo scambio di interesse, o sul messaggio mediatico. O, viceversa, su una condivisione di esperienze, un dialogo sulle idee, in qualche modo un patto tra soggetti, diversamente coinvolti nella politica. Crisi dei partiti di massa e crisi della rappresentanza sono due facce della stessa medaglia. O restituiamo sostanza e trasparenza alla relazione tra rappresentanti e rappresentati, e le Assemblee elettive tornano ad essere un luogo di confronto che conosce momenti di conflitto e momenti di mediazione e sintesi, oppure si acuirà la divaricazione tra procedure del consenso e sedi della decisione. Da un lato la personalizzazione della politica, affidata a poche figure di leader e al loro messaggio, dall’altro una miriade di tecnici, concentrati su questioni settoriali, nei vari gabinetti e vertici di concertazione corporativa.”
E questo patrimonio di idealità e di democrazia che sottrae la politica alla morsa del labirinto agonistico della “teknè politikè” per lanciarla nel mare aperto del suo primato e della sua autonomia ripartendo dal suo valore originale di saper prendersi “cura di sé…degli altri e del mondo naturale ed artificiale” in modo libero, attivo e consapevole. (Mauro Orlando)
La crisi della politica ha ingenerato la convinzione che per governare un territorio sia meglio chiamare il professore, il commercialista, il funzionario, il praticone, piuttosto che rivolgersi agli odiati e infidi “politici”, che per definizione sono condizionati, clientelari, se non proprio corrotti……
Non è così. Governare è una altra cosa. Soprattutto nelle complessità, nelle contraddizioni, nel tessuto sentimentale, nella gravosa umanità: delle città in quel terribile reale, ove per poco il cor non si spaura.”

Non sono i partiti e la politica che non servono a nulla….ma questi partiti e questa politica.
I sentimenti antipolitici sono pericolosi e velleitari.
Ma la politica ed i partiti vanno profondamente riformati.
Per farlo è necessaria la politica, quella alta e nobile.
Da qui la carta etica che proponiamo, che indica una dimensione fondativa del nuovo modo di essere della politica.
Questa è la cura: eticità, idealità, progettualità, operosità, trasparente e corretta, partecipazione.
E perché lo scoramento non assalga la città ed al contrario si avvii una stagione in cui la politica sia capace di “cantare il sogno del mondo” ( Padre Davide Maria Turoldo), c’è bisogno della intelligenza e della forza di tutti i figli di Scicli; c’è bisogno di cittadini liberi e forti che si spendano non solo per il futuro prossimo, per questo appuntamento strategico e decisivo per la città ma anche per il suo avvenire, quello dei prossimi anni, facendo tesoro della esperienza vissuta in questi giorni, che insegna che partecipare si può, si deve…
Non è sogno o utopia; è speranza che si fa progetto, gesto, storia.
Allora è necessario darsi in pegno», “farsi pegno” dell’avvenire che viene incontro, che bussa alla porta e che è della comunità, esclusivamente della comunità e non delegabile ad altri.
Ovviamente non si può non sperare fortemente che tutti i mondi vitali della città si impegnino, con forme e modalità molteplici e diverse ( ma senza cedere alle ansie, alle lusinghe identitarie) , ma con le stesse finalità : edificare una città legale, sicura, onesta, libera, educata, ordinata, intelligente, verde, pulita, solidale, produttiva, aperta, pensante, bella, felice ….
Mi preme concludere tornando al versetto di Isaia con cui ho avviato questa riflessione nella parte in cui alla domanda quanto resta della notte, “ …la sentinella risponde:
viene il mattino, e poi anche la notte;
se volete domandare, domandate,
convertitevi, venite”
Tutto cioé rischia di vanificarsi ( con il ritorno della notte) se preliminarmente non si mira, per dirla con Dossetti, ” alla ricostruzione delle coscienze e del loro peso interiore, che potrà poi, per intima coerenza e adeguato sviluppo creativo, esprimersi con un peso culturale e finalmente sociale e politico”. Non è una fuga nel privato o nello spiritualismo. “L’uomo interiore” è l’uomo che vive secondo le virtù cardinali della fortezza, temperanza, prudenza e giustizia,
Certo la conversione, come via di uscita dalla crisi, a favore di una ricostruzione delle coscienze, è un compito immane che resta più nel desiderio e nello sforzo generoso di pochi, che nella prassi consolidata di molti.
Così, semplicemente, mi dispongo a vegliare nella notte, “finché non spunti il giorno e non sorga nei nostri cuori la stella del mattino” (2Pt 2,19).
Giovanni Scifo

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Posted on 6 Ottobre 2016 by Giovanni Scifo. This entry was posted in Cittadinanza attiva. Bookmark the permalink.
Referendum: il testo del quesito è contro la legge
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