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FOTOMUNNIZZAMI ANCORA

Ovvero

La Munnizza oltre l’Immagine

Munnizza all’Italiana

Si, Munnizza, con la EMME MAIUSCOLA, perché la Munnizza è compagna di vita, brutta, indesiderabile, indissolubilmente al nostro fianco in casa, per le strade, nelle campagne e persino nelle montagne, almeno fino a quando, come Fefè Cefalù con la sua assai petulante consorte nell’indimenticabile Divorzio al’Italiana non scopriremo il modo di sbarazzarcene con una trovata, un espediente, un trucco. O meglio, con una iniziativa degna di una

Società Civile.

Munnizza per tutti. Si moltiplicano in rete siti, pagine e profili social che postano foto di rifiuti variamente distribuiti lungo strade nemmeno tanto secondarie, vero sconcio a vista di tutti. L’impatto sui residenti, ma anche sui turisti e sui visitatori, è devastante, i commenti in calce alle immagini danno sfogo allo sdegno più profondo. Non meno disastrosi gli effetti dei cumuli di rifiuti abbandonati nei posti più remoti delle campagne, scovati e fotografati da escursionisti che tutt’altri panorami vorrebbero incontrare.

Munnizza e discariche. Le stradelle e gli angoli più suggestivi sono deturpati da sacchi di tutti i colori ripieni di ogni cosa, ma anche da materassi, sanitari e elettrodomestici di ogni tipo e marca, immancabili gli sfabricidi (residui di lavori di muratura). Frequenti le parti di veicoli, dalle carrozzerie alle batterie agli pneumatici, ma non mancano i contenitori di fitofarmaci di ogni grado di tossicità, né i vasi di plastica per piante, i vassoi di polistirolo per le piantine da trapiantare, le manichette in polietilene dismesse dopo la stagione irrigua, i teli di plastica dei tunnel o delle serre. “Ovviamente”, i sacchetti con i rifiuti domestici sono praticamente dovunque. Tutto questo mentre, come è ampiamente noto, in Sicilia il mondo delle discariche marcia a pieno ritmo gravando le città di costi in perenne aumento che, però, non vengono riversati su tutti, ma solo su quegli utenti che pagano la tassa sui rifiuti o TARI.

Geolocalizza la Munnizza. Si diffonde anche l’invio di fotografie mediante un software che consente la localizzazione delle microdiscariche nel territorio, nell’auspicio che qualcuno – l’impresa detentrice del servizio – le andrà a rimuovere al più presto. Tempo addietro fu il circolo Legambiente di Scicli Kiafura a analizzare la questione, fermandosi di fronte alla necessità che l’impresa, o il Comune, si dotasse del software appropriato, peraltro con un costo minimo. In questi giorni, invece, i soci del circolo Il Melograno, di Modica, hanno iniziato ad inviare le immagini ad un indirizzo di posta elettronica e da questo esse vengono inoltrate al Comune, secondo un accordo che dovrebbe essere presto stipulato.

Fotomunnizzami ancora. Lo scopo di queste iniziative che si moltiplicano da parte di cittadini indignati è quello di risvegliare le coscienze civiche e di suscitare nelle istituzioni quella resipiscenza che dovrebbe condurle ad approntare rimedi seri, efficaci, duraturi.  Una proposta che può essere rivolta a tutti noi che fotografiamo rifiuti abbandonati (e postiamo le immagini) è quella di scattare riprese da più angolazioni, sempre datandole e localizzandole, in modo da agevolare l’eventuale catalogazione delle tipologie dei materiali abbandonati, fatto non secondario per la prevenzione e la repressione del fenomeno.

Stop alla Munnizza ombra. In ogni caso, l’obiettivo non è quello di sostituirsi alle istituzioni, ma di spronarle a fare quanto è in loro potere in un ambito, quello del ritiro dei rifiuti, che spesso lascia ai margini intere categorie di “cittadini – ombra” (gli emarginati, gli abusivi),  fenomeno che ha le sue radici nell’ignavia, nelle accondiscendenze elettorali, nell’incapacità di organizzare un controllo efficace del territorio o, più semplicemente, di assicurare un servizio essenziale e profumatamente pagato dalle comunità.

Per chi suona la Munnizza. Nessun contratto può contemplare l‘abbandono dei rifiuti in ogni dove! Il responsabile dell’applicazione del contratto è il DEC (Direttore dell’Esecuzione del Contratto – click qui), che deve essere chiamato ad una attenta sorveglianza sul lavoro svolto dall’impresa. Capitolato e contratto, quest’ultimo completo di offerta migliorativa, dovranno essere reperiti mediante accesso agli atti da associazioni portatrici di interessi, o da semplici cittadini mediante accesso civico (Art. 5, D Lgsl 33/2013, click qui).

Munnizza al Centro. Il contrasto a Munnizza ovunque nel proprio Comune passa anche dal Regolamento del Centro Comunale di Raccolta. Occorrerà verificarne le regole di accesso, fare in modo che contenga l’area di scambio temporaneo, comprendere i fenomeni connessi all’entrata dei materiali, ma anche quali siano le vie di uscita del materiale conferito (contratti con i Consorzi di ritiro) e accertare se è consentito a chiunque conferire, anche in regime transitorio per chi non è in regola.

I corollari della Munnizza. Concatenati alla mala gestio dei rifiuti e all’abbandono in ogni luogo vi sono vicende incresciose come il randagismo (click qui), o iniziative positive e dunque da intraprendere come la pulizia dei bordi stradali (clik qui per un esempio dal Comune di Ragusa), la piantumazione di aree abbandonate (click qui e qui) , l’applicazione della legge antisprechi (click qui), il compostaggio domestico e di comunità spinto all’estremo. Soprattutto c’è Basta Munnizza! ovvero il contrasto più feroce e convinto alla produzione dei rifiuti alla fonte, a cominciare dalle plastiche contemplate dalla direttiva europea (click qui) ma anche dalla Regione Siciliana (click qui).

Rete della Partecipazione alla Munnizza. Il contrasto all’abbandono dei rifiuti e, più in generale, la riduzione dei rifiuti all’origine, sono obiettivi che per essere raggiunti dalle istituzioni municipali, necessitano di azioni strutturate di partecipazione popolare, come l’istituzione di un Osservatorio Comunale per l’Economia Circolare e i Rifiuti Zero, con compiti stabiliti per Regolamento. Infine, ogni interpello avanti alle istituzioni dovrà essere avanzato da Reti di Associazioni e secondo le vie formali inserite nello Statuto Comunale, voluto dal Testo Unico degli Enti Locali (art. 8 D.Lgsl 167/2000, click qui). Anche in fatto di Munnizza, diritti, non suppliche.

Giampaolo Schillaci

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Posted on 1 Novembre 2020 by adminscicli. This entry was posted in ambiente, Cittadinanza attiva, Cultura. Bookmark the permalink.
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